Starbucks apre in Italia: il tam-tam sui social networks

Sono passati solo pochi giorni da quando il Corriere ha pubblicato la notizia della prossima apertura italiana di Starbucks ma i social network si sono riempiti di notizie relative alla nota catena americana, raccogliendo elogi e critiche da parte degli utenti.Starbucks sarebbe quindi pronta a fare il suo esordio in Italia, più precisamente a Milano, a partire dai primi mesi del 2016.
Gli accordi fra Starbucks (marchio statunitense) e l’imprenditore italiano Antonio Percassi potrebbero infatti essere firmati entro Natale del 2015, per garantire l’apertura nei primi mesi del 2016.

Per chi ancora non conoscesse Starbucks, si tratta di una famosa catena statunitense di caffetterie, presente in tutto il mondo e che vorrebbe sbarcare anche in Italia, trovando non pochi pareri contrari dai sostenitori del caffè made in Italy.

Starbucks, che fattura in tutto il mondo circa 9 milioni di dollari all’anno, da circa un anno sta svolgendo trattative con un noto gestore di centri commerciali (Antonio Percassi, ex calciatore del Cesena e dell’Atalanta).
Antonio Percassi non sarebbe nuovo a questi lanci di grandi marchi: è stato suo il merito dell’espansione commerciale di Benetton e di Zara.

La sede di Starbucks è a Seattle, dove fu anche aperto il primo negozio nel 1971, a Pike Place Market, da tre amici: Jerry Baldwin, un insegnante di inglese, Zev Siegel, un insegnante di storia, e Gordon Bowker, uno scrittore. La svolta arrivò da un’idea di Howard Schultz, storico amministratore delegato, riconosciuto ormai come il vero fondatore della famosa catena. In occasione di un viaggio a Milano nel 1983 sviluppò il suo progetto di portare in America l’autenticità della caffetteria italiana

Schultz aveva dovuto adattare l’offerta del suo primo negozio ai gusti locali, più inclini alle miscele a base di latte. Da qui sono appunto nate le bevande con i nomi che si ispirano ai caffè italiani: Frappuccino, Caramel Mocha ma anche Espresso macchiato, Doppio e Americano.

Adesso il grande passo. Forse il più delicato mai fatto su un mercato: Starbucks in Italia. Per questo l’imprenditore Usa si sarebbe affidato a un esperto come Percassi che, se l’accordo andrà a buon fine dovrebbe svolgere il ruolo di «franchising partner» per l’Italia, sul modello di quanto realizzato con Victoria’s Secret. La trattativa è in fase avanzata e gli americani stanno conducendo i colloqui con grande riservatezza.

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